“Mondi” è un disco che ci ha fermato. Dalle soluzioni semplici, dal modo di essere assai privato e personale nonostante la dolcissima Freakybea, spigolosa, velenosa e irriverente quando serve, sfoggi un pop dalle linee accomodanti e per niente in cerca di chissà quale trasgressione. Con la produzione di Fausto Marrucci, questo disco sembra restare sui selciati musicali che calpestano in molti: eppure ecco l’ennesima dimostrazione di quanto il mestiere artigiano del suono suonato riesca a rendere un pop d’autore potente oltre l’estetica che porta in scena. Come se alla fine sentissi un poco di conoscerla da vicino Freakybea.
È un lavoro molto maturo… cosa senti d’aver raccolto lungo questo tempo della tua carriera che è stato determinante per questo risultato?
Innanzitutto grazie! Ascolto e vivo nella musica da sempre, da quando mia nonna, concertista di pianoforte, provava e riprovava nel salotto di casa i brani da eseguire nel prossimo concerto.
A soli 4 anni decise di insegnarmi cosa significava creare musica con le proprie mani e mi sedette al piano, così cominciai a capire che, per poter suonare come lei, ci volevano tantissime ore di studio e molta dedizione, unico problema: la musica classica non faceva per me! Poi, a 14 anni, sono salita sul palco per fare un concorso canoro tra scuole ed ho avuto una folgorazione! Provo ancora quella sensazione ogni volta che mi trovo “on stage” e credo sia una delle cose che mi tiene viva, che ogni volta mi fa innamorare ancora follemente del mio lavoro. Ogni spettacolo, ogni programma televisivo, ogni esibizione m’ insegna qualcosa e crea un’esperienza a sé che poi io rielaboro per trasformare quell’energia in musica da scrivere, in note da suonare e in (spero…) sensazioni da trasmettere a chi ascolta. Il rapporto umano di “familiarità” che mi piace instaurare con il pubblico dei live è un’altra delle cose che mi arricchiscono. Credo fermamente che ci debba essere una connessione emotiva tra chi sta sopra il palco e chi è sotto perché il bello dei live è proprio scambiarsi emozioni e questo “circolo energetico” si autoalimenta: più l’artista regala al pubblico e più il pubblico regala all’artista, è un cane che si morde la coda generando quell’adrenalina che non ti lascia addormentare subito quando ti metti nel letto! Quando mi siedo e scrivo un brano, oltre a seguire il flusso derivante dall’idea scatenante, penso a come vorrei che suonasse sul palco, a quali emozioni vorrei trasmettere alla gente e a come vorrei trasmetterle, quindi credo proprio che tutte queste sensazioni e tutta questa esperienza, oggi, siano davvero determinanti per la scrittura delle mie canzoni.
Violenza di genere o comunque la donna come centralità… forse direi anche la consapevolezza… sono punti cardini di questa analisi in musica?
Da vittima di violenza domestica quale sono, direi che sicuramente possiedo la consapevolezza di quello che succede oggi nel mondo e, in qualche modo, sento anche l’urgenza di usare la musica come canale per parlare di certi argomenti alle persone.
Sensibilizzare e divulgare sono due punti cardini della mia musica, alla fine la musica fa questo a prescindere dall’argomento, muove le nostre anime attraverso la melodia e scuote le nostre idee con i suoi testi. Arriva dritta quando ce n’è più bisogno, può alleggerire o puntualizzare, riesce a darti la forza di pensare o agire, ha un gran potere la Musica! Io la uso come “terapia a doppia via”: da una parte, ascoltando, mi carico e dall’altra, scrivendo, mi sfogo. Credo che, mai come in questo momento storico, sia necessario parlare dell’importanza della libertà di espressione e dell’emancipazione femminile perché violenze fisiche e psicologiche, abusi, discriminazione e femminicidi possano essere evitati. Io faccio la musicista e uso tutto quello che è in mio potere per combattere queste “piaghe sociali”, la musica può fare tanto, tutti possiamo fare!
Mi incuriosisce molto questo nome d’arte che ti porti dietro. So che ne parli di rado, forse mai: posso chiederti perché questo distacco tra la donna che sei ogni giorno e quella che veste i panni di Freakybea? Questi non sono “mondi” connessi?
Grazie davvero per questa domanda perché questo argomento mi sta molto a cuore. Non esistono due persone, non esiste una Freaky e una Bea, c’è solo Freakybea! Partiamo dicendo che non credo agli artisti che “nascondono” la loro arte e i loro eccessi dietro alla “finzione scenica”, non siamo più negli anni 80 e soprattutto di David Bowie ce n’era solo uno! Con questo non voglio però neanche dire che non apprezzi la genialità dell’idea che sta dietro la maschera di Tony Pitony, del trucco iconico di Lucio Corsi o dei look eclettici di Lady Gaga, anzi! Ogni artista racchiude in sé più sfaccettature, i famosi “mondi” interiori” e, per esprimerli, deve poter essere valido ogni canale ma questo non significa che in quel momento si agisca attraverso una sorta di ”alter-ego”. Io sono sempre Freakybea, quando canto e quando lavo i piatti, semplicemente perché finalmente ho capito di esserla. E’ un concetto complesso e cercherò di essere più chiara possibile. Per tanti anni, e per molte ragioni, ho vissuto un’esistenza che non mi apparteneva; le aspettative della mia famiglia che mi voleva diversa da come sono, le scelte amorose sbagliate e diversi intoppi lungo la strada, mi avevano portata a pensare di dover scindere l’artista dalla donna che ero tutti i giorni. Il risultato è stata l’inevitabile eclissi di Freakybea. Per assurdo, mi ha salvata la voglia di rivalsa dalla violenza subita e la conseguente ricerca di una me stessa felice. E’ stato lì che ho capito che non esisteva nessuna scissione, che non era giusto farla e che non la volevo più fare. Ho seppellito tutto il resto ed accettato di essere quella capace, all’occorrenza, di esagerare o sapersi misurare alla perfezione, quella che può indossare abiti improbabili tanto sul palco quanto per fare la spesa o arrampicarsi sull’americana mentre canta con la stessa naturalezza con cui fa la mamma.
Esiste un tempo per i dischi secondo te o sono opere destinate all’eternità? Come a dire: sei di quelle artiste che pensa che già domani “Mondi” sarà vecchio e da revisionare oppure no?
Esiste un tempo per i dischi belli. Partendo dal presupposto che quando incidi qualcosa quello resta inesorabilmente e a prescindere, purtroppo, dalla qualità, posso affermare con certezza che poi sono i lavori di “un certo tipo” a rimanere in eterno nelle orecchie della gente. Penso, però, che sia anche giusto così; c’è musica fatta per riempire il momento e musica che non invecchia mai, o meglio, musica che, anche invecchiando, resta piena di fascino e nella quale si può comunque riconoscere la maestria di chi l’ha composta. Ci deve essere spazio per tutto insomma. Per quanto mi riguarda non so ancora che collocazione prenderà “Mondi”, sicuramente rappresenta un pezzo granitico di me ma non per questo la mia evoluzione si fermerà. Sto già scrivendo il nuovo album e sarà sicuramente diverso pur mantenendo gli stessi tratti distintivi che mi caratterizzano e che sono ben presenti in ogni brano che scrivo.
Moda ed estetica: osservando i colori e le foto della cartella stampa mi chiedo quanto conti per te la resa estetica del suono e di Freakybea come icona…? In altre parole: questo disco suonerebbe ugualmente se fosse chitarra e voce o poco più?
Ovviamente conta molto, un altro degli argomenti che mi sta a cuore. Colpire e spiazzare sono le parole d’ordine! Ovviamente non si può negare che oggi avere un’immagine “importante” sia necessario ma non è per questo motivo che appaio come mi vedete. Parafrasando Jessica Rabbit “Non è colpa mia, è che mi disegnano così!” Ho una naturale attitudine alla provocazione e con questo voglio dire che mi piace fare una scrematura iniziale per poi rapportarmi con chi davvero non si ferma alla prima apparenza. Mi piace che le persone abbiano voglia di innamorarsi del gusto oltre la confezione ma anche lasciarle libere di innamorarsi solo della confezione, adoro rapportarmi con chi mi giudica solo perchè pensa che io non possa fare musica cantautoriale e di spessore solo perché in una foto appaio seminuda in una vasca piena di latte. Non necessariamente il suono della mia musica si deve “sposare” con la mia immagine, è un paradosso, mi piace, crea curiosità, se facessi un disco chitarra e voce forse oserei ancora di più accostandogli un look disarmante e divertendomi nel sentire ciò che mormora la gente e comunque no, non suonerebbe ugualmente!