Per il secondo anno consecutivo riprende al Ridotto del Mercadante il ciclo di spettacoli tratti dalle opere di Raffaele La Capria all’interno della rassegna L’Armonia Perduta.
I titoli proposti sono: Letteratura e salti mortali, Fiori giapponesi (fino al aprile) e La neve del Vesuvio (dal 12 al 17 maggio).
Raffaele La Capria è scrittore e sceneggiatore, nel 2001 e nel 2002 ha ricevuto rispettivamente il Premio Campiello e il Premio Chiara alla carriera e nel 2011, sempre alla carriera per la letteratura, gli viene assegnato il premio Alabarda d’Oro.
Il suo secondo libro, il suo romanzo più noto, Ferito a morte vinse il Premio Strega nel 1961 ed è stato co-sceneggiatore di molti film di Francesco Rosi (scomparso a gennaio di quest’anno) tra cui Le mani sulla città, Cristo si è fermato a Eboli, Uomini contro e ha partecipato alla sceneggiatura di Sabato, domenica e lunedì e Ferdinando e Carolina con Lina Wertmüller.
Era d’obbligo e opportuno, quindi, onorare un talento napoletano (dopo l’altra importante rassegna sulle opere di un altro grande napoletano: Giuseppe Patroni Griffi) ancora in vita come quello di La Capria.
Fino a domenica 12 aprile ci sarà la possibilità di vedere, al Ridotto del Mercadante, l’opera musicale Fiori Giapponesi con le musiche e la regia di Paolo Coletta con i bravissimi Mario Autore, Daniela Fiorentino, Massimiliano Foà e Mercedes Martini.
Un viaggio tra reale e surreale, tra quello che ci rende consapevoli della nostra esistenza e quello che, invece, arde e brucia il nostro inconscio. La paura, condivisibile, del protagonista di dimenticare, di non amare abbastanza o, addirittura, di essere incapace di qualsiasi tipo di sentimento. Pensieri, parole, ricordi rielaborati, sogni e incubi in una pièce tutta da vedere per capirci di più, per comprendere che niente è scontato, che non ci sarà mai banalità nel dire o scrivere che nulla va più curato come l’amore per i propri cari, per la natura, per il proprio lavoro, per quella che definiamo vita e che non è assolutamente un’entità al di fuori ma una nostra seconda pelle aderente come e più di un guanto.
Percepire il tutto, la totale complessità del nostro animo dandoci la possibilità di essere chiunque, soprattutto noi stessi.
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