La Tate Modern a Londra dal 15 aprile al 9 agosto dedica una grande mostra che celebra Sonia Delaunay, “la donna che faceva danzare i colori”. Si tratta di un’artista di svolta del Novecento, di avanguardia, capace di andare oltre i tradizionali confini dell’arte per aprirsi alla moda, all’arredamento, all’architettura, al tessile, persino alla pubblicità.
Tra le cose preziose della mostra merita essere sottolineata la presenza di Yellow Nude (1908), Electic Prism (1914) e Simultaneous Dresses (1925): tre enormi murali di sette metri creati per l’Esposizione internazionale delle arti e della tecnologia nella Vita Moderna che si tenne a Parigi nel ’37. Questi enormi dipinti celebrano la tecnologia con la Torre Eiffel, le ferrovie e persino gli aeroplani.
Nata ad Odessa e cresciuta in Germania, Sonia Delaunay arrivò a Parigi nel 1906. Il suo incontro con il pittore Robert Delaunay, vicino al movimento dei cubisti, generò un sodalizio artistico oltre che di vita perfetto: i loro lavori, spesso frutto di discussioni insieme, svilupparono il ‘simultaneismo’, la composizione astratta con colori ed ombre in contrasti dinamici. Il tema andò oltre la pittura, trasportato in tessuti, mosaici, tappeti, abiti. Aprì una casa di moda con il suo nome come brand. Sono gli stessi anni (tra il ’10 e il 20) in cui anche un’altra donna a Parigi impone il suo marchio, Coco Chanel. La Delaunay però non è solo moda, piuttosto è un’artista completa che dalla collaborazione con altri artisti come Blaise Cendrars riusciva a fondere arte e poesia.
Alla Tate Modern queste creazioni, il carico di colori e i grafismi non sfigurano neppure oggi: la stanza dedicata al tessile nel museo di SouthBank è molto interessante e contiene una scoperta straordinaria, un Fashion Film incompiuto del 1925. Si tratta di un vero e proprio cortometraggio ambientato durante una sfilata.
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