Al Teatro Mercadante di Napoli è di scena Medea’s Children, uno spettacolo di Milo Rau, con Peter Seynaeve e Jade Versluys, Emma Van de Casteele, Anna Matthys, Sanne De Waele, Gabriël El Houari, Vik Neirinck; una co-produzione Wiener Festwochen, La Biennale de Venezia, ITA – Internationaal Theater Amsterdam, Tandem – Scène nationale (Arras Douai); spettacolo in olandese con sovratitoli in italiano (solo il 16 e 17 aprile).
Dopo il successo riscontrato otto anni fa con Five Easy Pieces sul caso del pedofilo belga Marc Dutroux, “il Mostro di Marcinelle” responsabile di quattro delitti a sfondo sessuale a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, che vedeva in scena un attore adulto e sette bambini-attori, torna al Teatro Mercadante il regista cult di teatro e cinema svizzero Milo Rau con Medea’s Children (I Figli di Medea), una “moderna tragedia greca”, in cui affronta la più oscura tra le vicende che sono all’origine della cultura occidentale: quella della Medea di Euripide, in cui una madre uccide i suoi due figli. In scena, accanto all’attore Peter Seynaeve, un gruppo di bambini/attori non professionisti che uccidono e vengono uccisi, perché «tradurre le emozioni in un atto radicale permette una comprensione più profonda». Una storia dove i bambini trovano la propria voce e riflettono sulla separazione, l’ingiustizia e il potere della tragedia. Con questo spettacolo Milo Rau offre uno sguardo inedito e profondo sul ruolo dei bambini a teatro. Il punto di partenza dello spettacolo è, anche qui, un caso di cronaca criminale avvenuto in Belgio alcuni anni fa, in cui una madre immigrata (e dunque straniera, come Medea) uccide i suoi cinque figli e cerca di togliersi la vita. «Un gruppo di bambini – dichiara Rau – coglie questo sanguinoso caso criminale come un’opportunità per riflettere su se stessi: sulla storia familiare, il primo amore e i primi incontri con la morte, sui desideri per il futuro e le paure della fine del mondo che ci perseguita tutti. Come affronta un bambino il divorzio dei genitori? L’ingiustizia, la rottura delle amicizie, la pressione a scuola? Nelle tragedie greche i bambini sono sempre condannati al silenzio. Con Medea’s Children ho deciso di rimediare a questa ingiustizia, come sempre in modo radicale. Lo spettacolo dà voce alle opinioni dei bambini su temi “adulti” come l’amore, la separazione, la morte e la fine del mondo».
Milo Rau mette in scena uno spettacolo a metà tra il talk show e la fiction: in un ipotetico dopo-spettacolo, i giovani protagonisti sono chiamati in proscenio a dire la loro sui temi sopra menzionati mentre, guidati da Peter Seynaeve (una sorta di coach, alter ego del regista), vengono da lui filmati nei momenti salienti dell’azione narrata. Il tutto, poi, con un miscuglio di generi e mezzi espressivi, viene riportato contemporaneamente su un maxi-schermo che fa da fondale alla scena, per meglio apprezzare i particolari e i primi piani. Ciò che impressiona maggiormente è la maturità dei ragazzi coinvolti (tutti di età compresa tra gli otto e i quattordici anni) e la loro disinvoltura sia nell’affrontare temi che erroneamente si ritengono non alla loro portata, sia nella messa in scena delle parti recitate. La loro bravura di attori, musicisti e cantanti è veramente sorprendente. Considerato anche che – in osservanza alla sua cifra stilistica che si basa soprattutto sul realismo – alcune scene, come quelle degli sgozzamenti (con tanto di sangue che zampilla, particolare molto splatter), mettono a dura prova anche lo spettatore meno sensibile. Ma tutto serve – si capisce – per una conclusiva catarsi collettiva, in cui i più saggi (o disillusi?) appaiono proprio i giovani protagonisti. Spettacolo – ancora una volta – forte, urticante, fuori dagli schemi, che proprio per questo si guadagna un’ovazione finale da parte del pubblico.