
ph Flavia Mastrella
In scena, al Teatro San Ferdinando di Napoli, Metadietro, testo (mai) scritto da Antonio Rezza che lo interpreta con Daniele Cavaioli nell’habitat di Flavia Mastrella; una produzione La Fabbrica dell’Attore-Teatro Vascello, RezzaMastrella (repliche fino a domenica 1° marzo).
Dopo il successo di Hybris nella stagione 2023/24, il duo Rezza/Mastrella ritorna allo Stabile di Napoli con una nuova creazione, Metadietro, quindicesimo allestimento teatrale di un sodalizio artistico che ha al suo attivo anche libri, film, esposizioni artistiche e un Leone d’Oro alla carriera nel 2018 per “la loro folle e lucida genialità”. I loro spettacoli, solitamente, sono costruiti partendo da un’idea base attorno alla quale si sviluppa un monologo-fiume fatto di domande e risposte non-sense, esilaranti voli pindarici concettuali, allitterazioni e giochi di parole (“E vissero tutti relitti e portenti”) intesi – il più delle volte – a smascherare il vuoto che si cela dietro il potere, l’assurdità dei nostri comportamenti e delle nostre esistenze, la banalità dei nostri ragionamenti e il tronfio egoismo che corrobora le nostre azioni. In Metadietro, il delirio parte da una zattera che attraversa una tempesta di shakespeariana memoria, con tanto di avvistamento di cadaveri (saranno le vite spezzate dei migranti?), per proseguire in un viaggio spaziale sulla Luna e poi su Mercurio, e trovare – anche lì – resti di inquinamento umano (una bandiera lassù è la più grande follia, tanto vale sporcarla di merda), per tornare infine quaggiù, alla miseria da cui si era partiti. Un viaggio dantesco che Rezza spiega (?) così: «Un ammiraglio blu elettrico tenta di portare in salvo la sua nave spalleggiato da una frotta che lo stordisce con ossessioni di mercato: la salvezza di chi ti è vicino non è la via di fuga per chi vive delle proprie idee. In ogni caso nessuno è colpevole, c’è solo un gran divario nello stare al mondo. Tra visioni difformi si consuma l’ennesimo espatrio, che non è la migrazione di un popolo, ma l’allontanamento inesorabile dalla propria volontà. Tornare alla dimensione naturale e selvaggia è impossibile. Viviamo una nuova preistoria; la mansione umana è mortificata, confusa e inadeguata. La crudeltà tecnologica permea l’essente vivente. È la scomparsa dell’eroe.»
Al centro della scena, troneggia l’ultima creazione artistica di Flavia Mastrella, Explò. Costata quattro anni di lavoro, essa è una struttura verticale bianca, di forma variabile, presentata al Festival di Spoleto come “scultura da asporto”. Questa sua caratteristica consente a Rezza di utilizzarla nei diversi “habitat” dello spettacolo, cambiandone forma e utilizzo, divenendo – di volta in volta – nave, shuttle, tenda da campeggio, canoa… Attorno a quest’unico elemento, l’attore – dalla fisicità energica e scattante – costruisce il suo mondo, le sue gag sempre argute e irriverenti, il suo istrionico personaggio avvalendosi, per la prima volta, dell’ausilio di voci registrate (degli altrettanto esilaranti Noemi Pirastru e Mauro Ranucci) e della compresenza sulla scena di Daniele Cavaioli, una “persona particolare, in grado di dare consistenza poetica alla nostra creazione.” Spettacolo ironico, esilarante, paradossale come tutti quelli cui i suoi geniali autori ci hanno abituati.