Chiude la stagione ‘25/’26 del Teatro San Ferdinando di Napoli Francesco Paolantoni nei panni di Falstaff ne Le Allegre Comari di Windsor di Shakespeare, nell’adattamento di Mariano Bauduin che ne firma anche le musiche e la regia, con Ciro Capano, Lello Giulivo, Antonello Cossia, Maurizio Murano, Carlo Caracciolo, Nicola Conforto, Vincenzo D’Ambrosio, Francesco Del Gaudio, Enrico Disegni, Marcello Manzella, Alfredo Mundo, Francesco Roccasecca; una produzione del Teatro Nazionale di Napoli (repliche fino a dom. 26 aprile).
A quarant’anni dal suo debutto in teatro con Ferdinando di Annibale Ruccello, dopo innumerevoli successi televisivi, Francesco Paolantoni torna al Teatro con la T maiuscola, per interpretare il personaggio più iconico della commedia elisabettiana (trapiantato, poi, anche nell’opera lirica italiana da Boito e Verdi): quel Falstaff shakespeariano simbolo di dissolutezza, lussuria e ogni sorta di vizio, che però sfugge al destino di dannazione che attende il suo omologo molieriano Don Giovanni, per assumere le vesti autoironiche dell’uomo gabbato, se è vero che – parola di Boito – “tutto nel mondo è burla e l’uomo è nato burlon”. Tanta fortuna ebbe questo panciuto edonista da comparire in ben tre drammi del Bardo (Enrico IV parte I e II e, appunto, la commedia in questione), cui Mariano Bauduin attinge per ricavarne un ritratto il più esaustivo possibile. «Lo spettacolo – annota il regista – si configura come l’ultima notte di Falstaff. Una messinscena che propone una lettura che fonde elementi della tradizione elisabettiana con quelli del teatro popolare. Falstaff è il fulcro della narrazione: figura vitale e ambigua, egli incarna la saggezza popolare. Ho voluto raccontare la sua morte poiché credo che in essa siamo resi partecipi della morte dell’innocenza. Per interpretare il personaggio di Sir John Falstaff ho individuato in Francesco Paolantoni la figura ideale di attore, per molteplici motivi: primo fra tutti la sua formazione di teatro classico, avendo già interpretato personaggi Shakespeariani con importanti registi come Virginio Puecher in uno storico Dodicesima Notte».
Lo spettacolo, conformemente al testo, è un vero inno alla vita. Il sipario si alza sulla scenografia lignea di Nicola Rubertelli che rievoca sia la foresta incantata che le tavole del Globe Theatre. Insieme alle scene, il disegno luci di Giuseppe Di Lorenzo produce un’esplosione di colori che si mescolano alla colonna sonora, mista di pezzi originali appositamente composti dallo stesso Mariano Bauduin (che mette al servizio dello spettacolo i suoi anni di collaborazione col Maestro De Simone) e brani dei Beach Boys e dei Beatles, che rievocano atmosfere da Swingin’ London anni ‘60. La stessa azzeccata mescolanza di generi che ritroviamo anche nei coloratissimi costumi di Marianna Carbone, che spaziano dal ‘500 agli anni Sessanta del ‘900. L’effervescenza della commedia è ben resa dalla scelta di far recitare anche i ruoli femminili (en travesti, come ai tempi del Globe) a un cast completamente al maschile. Francesco Paolantoni appare particolarmente a suo agio nel delineare un carattere che, pur nelle sue estremizzazioni, non è privo di complessità e chiaro-scuri. La sua voce e la sua fisicità consegnano un Falstaff che può a buon diritto annoverarsi tra le migliori interpretazioni del personaggio shakespeariano. Al suo fianco si muove una nutrita compagnia di attori di grande esperienza (Ciro Capano è Ford, Lello Giulivo sua moglie, Antonello Cossia Mrs. Page, Marcello Manzella Mrs. Quickly) e giovani talenti – usciti per lo più dalla scuola dello Stabile napoletano – capaci di cantare, suonare e compiere acrobazie. Il modo più appropriato e vivace per concludere una stagione, quella del San Ferdinando, ricca di successi.