Il foyer del Teatro San Ferdinando di Napoli ospita, fino a domenica 21 marzo, Ce Steva 3 Vvote, la performance teatrale che si compone di 3 delle 10 favole del libro di Manlio Santanelli: DIECI FAVOLE ANTICHE alla maniera di G.B. Basile (kairós edizioni), con Federica Aiello e Maurizio Murano, per la regia (“Quanto Basta”) di Manlio Santanelli; una produzione Teatro di Napoli-Teatro Nazionale.
Classe 1938, Manlio Santanelli è uno dei più apprezzati drammaturghi napoletani e italiani, le cui opere – da quella pietra miliare di Uscita d’Emergenza, premio IDI nel ’79, a Pulcinella (indimenticabile l’interpretazione di Massimo Ranieri con la regia di Maurizio Scaparro) e Il Baciamano – non hanno smesso di girare i palcoscenici di tutto il mondo. Il volume Dieci Favole Antiche, da cui la mise en espace Ce Steva 3 Vvote è tratta, è la sua ultima fatica in cui, alla maniera di Gian Battista Basile (come avverte il sottotitolo), si è riproposto di recuperare antichi racconti popolari dando loro dignità letteraria. Un piccolo Pentamerone (o Cunto de li Cunti, se si preferisce) in cui il nostro drammaturgo ritrova non solo personaggi e atmosfere fantastiche simili ma anche la stessa lingua napoletana seicentesca, con espressioni che – sebbene cadute in disuso – offrono allo spettatore odierno lo stesso gusto e la stessa spontanea sagacia che avevano in origine (un simile lavoro solo il genio di Roberto De Simone l’aveva affrontato, cinquant’anni orsono, con irresistibili effetti comici, ne La Gatta Cenerentola). «Va da sé – annota Santanelli – che, per vivacizzare la performance, a volte i due attori assecondano i dialoghi contenuti nelle favole, altre volte si alternano nella narrazione delle stesse, seguendo un criterio che non risponde tanto alla logica quanto alla suggestione dei contenuti stessi. Lo spettacolo non ricorre a trucchi scenici o a costumi particolari, ma punta unicamente sulla versatilità degli attori che lo interpretano. Il senso ultimo, di conseguenza, risiede nell’intenzione di ricreare il tipico clima nel quale un narratore si rivolge a un bambino per propiziare il sonno della notte».
In effetti, Federica Aiello e Maurizio Murano giocano, si divertono e divertono il pubblico con i pochi elementi messi a loro disposizione da una regia, quella dello stesso Santanelli, accorta, equilibrata e in piena sintonia con la materia trattata. Così una semplice corda diventa filo per stendere i panni, imbracatura da speleologo, cappio. Allo stesso modo un cuscino o uno scialle può, come nei giochi dei bambini, diventare mille cose diverse. Tutto il senso della simulazione ludica e teatrale viene utilizzato e trasmesso da due mattatori che, con le loro corde polifoniche, le loro sfumature multicolori e il loro mestiere, rendono magica la serata e ci fanno rivivere, per poco meno di un’ora, l’illusione di esser tornati ai tempi delle fiabe.